I meetup e l’illusione della web-democracy
Il fuori onda rubato a Giovanni Favia nell’ultima puntata di Piazzapulita ha scoperchiato qualcosa che molti sapevano già. Da chi analizza da tempo il fenomeno M5S, ho sentito espressioni come “scoperta dell’acqua calda”.
Il dibattito sulla democrazia all’interno del M5S (o la sua presunta assenza), spero che sia qualcosa che faccia bene a chi è all’interno del Movimento.
Non voglio neanche presentare Casaleggio come il burattinaio del Male, ma concentrarmi su quanto trovo di sbagliato nel fatto che gli aderenti al M5S non si siano ancora emancipati dal “guru” o dagli strumenti comunicativi imposti.
Partiamo dalla discussione online, quella che i Movimentisti prediligono. I Meetup.
Per la mia natura professionale “vivo” e lavoro online da quando in Italia Internet ancora non esisteva. Faccio parte di quella generazione di tecnici che il web l’hanno tirato in piedi. Sostengo quindi discussioni online da almeno tre lustri, se non di più.
Generalmente, discutendo con persone sostenitrici del M5S, mi è stato spesso rimproverato di non discutere “nel luogo giusto”. Bisogna iscriversi ai Meetup, e discutere lì, se si vuole criticare costruttivamente (cosa che cerco sempre di fare) o proporre qualcosa. Ma già qui abbiamo un problema grosso, per me: c’è un programma “nazionale” del M5S, ma i Meetup sono frammentati. Anzi, sono la frammentazione di una frammentazione.
Come ogni “tecnico” della mia generazione e della mia estrazione professionale (quella della sicurezza informatica e dell’amministrazione di sistemi), prima di iscrivermi a qualsiasi piattaforma, cerco di capire come funzioni e chi l’abbia sviluppata.
La curiosità è una deformazione professionale.
Facciamo una piccola analisi del sito contenitore di tutti i meetup: meetup.com, al di sotto del quale è stato creato il “supercontenitore” beppegrillo.meetup.com.
Permette di cercare i gruppi di discussione entro un certo raggio dalla città che viene indicata
o di crearne di nuovi. Così come di creare un “supercontenitore” come quello creato appunto per il M5S.
Meetup per molti è sinonimo di Movimento 5 Stelle, ma in realtà quest’ultimo è solo tra i “clienti” di meetup.com.
Innanzitutto quindi capiamo cosa è Meetup: è uno strumento social commerciale (quindi proprietario e a pagamento, con dei precisi termini di utilizzo) creato da una società nordamericana, Meetup Inc., con sede a New York che ha tra i suoi investitori eBay, Omidyar Network, Draper Fisher Jurvetson, Esther Dyson, Union Square Ventures e altri venture capitalist che a loro volta si incrociano con tutti i più grandi fondi di investimento esistenti al mondo.
Posso entrare in uno dei Meetup esistenti (gli argomenti sono i più svariati, in tutte le lingue immaginabili, su base mondiale) oppure crearne uno io, essere cioè un Organizer. Esattamente come fatto da chi ha creato beppegrillo.meetup.com.
La registrazione è molto semplice e per passi.
Il penultimo di questi passi, è il pagamento, perché come detto la piattaforma non è opensource e gratuita, ma proprietaria e commerciale.
Non sono andato oltre, purtroppo è abbastanza esoso, ma mi rendo conto che un gruppo motivato di persone, autotassandosi, possa trovare interessante una spesa di 144 dollari all’anno per avere una piattaforma.
Una volta creato il proprio Meetup, si deve richiedere l’inserimento nel “contenitore” beppegrillo.meetup.com.
Quindi ogni meetup locale è un “Organizer” inserito in una lista dove ce ne sono altri. Tanti gruppetti autonomi all’interno di una piattaforma globale.
Il mio primo dubbio non riguarda il fatto che aprire un meetup sia a pagamento, ma proprio la scelta della piattaforma.
Un Movimento che esalta l’uso dell’opensource nelle strutture pubbliche, che si fregia della presenza di “esperti di informatica”, dovrebbe – come minimo – darsi una regola e creare innanzitutto una community opensource, che, oltre a sfruttare l’opensource, lo sostenga (magari con donazioni volontarie, perché la filosofia opensource implica che la si usi e si contribuisca, se non altro tecnologicamente con migliorie ridistribuite pubblicamente. Opensource non vuol dire “gratis”, ma “partecipativo”).
Non è impossibile né difficoltoso e sicuramente meno dispendioso, a conti fatti, della cifra che chiede meetup.com.
Oltretutto come “social”, Meetup è decisamente chiuso e poco integrato con la restante parte del web. Parte decisamente corposa che comprende tutti i social di maggiore successo e diffusione (attualmente quasi tutti gratuiti). Già avevo avuto modo di scrivere, su un mio blog, che il Movimento è molto verticale e poco orizzontale, su Internet. Per dirla in parole semplici: i meetup sono forti nei propri spazi privati, ma sono deboli in quelli pubblici, esattamente come tutti gli altri partiti.
L’occhio tecnico-analitico, quindi, non vede una sostanziale differenza dagli altri, sulla “strategia di rete” del Movimento, se non quella, appunto, di usare il blog di Beppe Grillo come amplificazione. Ma è l’amplificazione di linee guida che è difficile ripercorrere all’indietro per andare a vedere dove siano nate. Se è vero che Casaleggio promulga una visione di “web democracy”, dove la partecipazione online crea politica online che crea proposte concrete, la frammentarietà dei Meetup e la poca amalgama del sistema della Meetup Inc. rende difficile capire e ricercare quella che è la dialettica interna al M5S.
Quindi il dubbio ci sarà sempre, tra gli osservatori: la direzione delle idee è “Meetup locali –> Beppe Grillo/Casaleggio –> Mondo” o “Beppe Grillo/Casaleggio –> Mondo –> Meetup locali”?
Perché, per “dialettica”, si dovrebbe intendere un insieme di voci che giungono a un risultato medio che rappresenti il miglior compromesso tra le preposizioni iniziali e il risultato finale: il programma.
Questo aspetto, più che la proprietà del simbolo, il marchio registrato e quant’altro, mi preoccupa. La poca consapevolezza periferica di quale sia la “stretegia di rete”, l’accettazione passiva di un sistema che non è stato progettato per organizzare un movimento politico nazionale.
Mezzo inadeguato, insomma.
Ma torniamo all’analisi tecnica del Meetup-piattaforma. Accedendo a un meetup già creato. L’occhio allenato ad anni e anni di forum e chat nota subito che l’aspetto del forum è piuttosto obsoleto
e si basa, attenzione, su una piattaforma opensource: MVN Forum. Una piattaforma non eccelsa, che ha anche una versione commerciale e supportata.
Sinceramente il mio pensiero è stato: si trovano piattaforme più moderne, meglio integrate col web e molto meno costose, molto facilmente. Perché un forum poco usabile e graficamente confusionario? Tra tutti gli esperti di informatica del M5S ci sarà qualcuno che avrà sollevato questa eccezione?
O anche un solo conto matematico: nella sua tariffazione più conveniente, aprire un Meetup costa 16 dollari al mese.
Ci sono 470 gruppi.
Se non sbaglio i conti, questo vuol dire 90240 euro all’anno che entrano nelle casse di Meetup.com.
Ci sarà qualcuno, tra gli esperti informatici che abbia alzato la mano e abbia detto: scusate, con questi soldi ci facciamo un sistema nostro, e pure potente, quindi, perché non ci rendiamo indipendenti tecnologicamente e continuiamo a dare soldi a una società americana sostenuta da capitali venture? (che, se ben ricordo, dovrebbero essere il male, visto che sono quei tizi che poi “fanno i soldi coi soldi”).
Probabilmente sì, qualcuno se lo sarà chiesto, ma in quale Meetup lo trovo? Non c’è un motore di ricerca trasversale che cerchi in tutte le discussioni di tutti i meetup. O almeno, io non l’ho trovato.
Una piattaforma che abbia l’ambizione di costruire la “Web democracy” dovrebbe avere una lista di problemi aperti e proposte tecnologiche a livello nazionale per evitare sia la frammentazione delle discussioni, che la loro ridondanza.
Mi si potrebbe rispondere: c’è il forum di beppegrillo.it
Anche questo poco usabile e navigabile, ma aumentiamo ancora l’entropia e la granularizzazione. Ho provato a cercare qualcuno che ponesse il problema di un’organizzazione più amalgamata a livello nazionale e l’ho trovato: un post del marzo 2012, una risposta, niente altro. La classica discussione caduta in un dimenticatoio, per chi abbia dimestichezza con i forum.
Per quanto riguarda invece la parte tecnologica (ma del forum beppegrillo.it, non dei meetup), c’è questa discussione interessante, ma della quale non si capisce lo sbocco, proprio perché la poca usabilità del forum rende difficile la navigazioine e un link riguardante la sperimentazione di un forum più moderno è miseramente troncato.
Immaginiamo una persona poco avvezza all’uso dei forum (praticamente la maggior parte delle persone che negli ultimi tre anni sono approdate su Internet atterrando direttamente nelle braccia di Facebook. Ho avuto modo di intervistare vari utenti, non ho l’ambizione di creare una ricerca in merito, ma sfido chiunque a dimostrare il contrario: chi impara a stare online usando un social network moderno, troverà indigesto qualsiasi forum.); immaginiamola, dicevo: se vuole contribuire alla discussione, deve iscriversi al forum, che implica l’iscrizione al Movimento 5 Stelle, lasciando anche dati anagrafici e acconsentendo al trattamendo degli stessi.
Deve imparare a usare il nuovo sistema, cercarsi le discussioni.
Possiamo dire “chi se ne frega di queste persone”? Io non mi arrischierei a farlo. Perché la sostanza è molto semplice, e il mio dubbio – spero – legittimo: ma questa Web Democracy, è alla portata di chi non è sul Web? Al di là dei discorsi fantascientifici, in Italia siamo 28 milioni di navigatori, di cui solo una minima parte sono iscritti al Movimento 5 Stelle. Fuori ci sono altre decine di milioni di persone che non hanno le capacità o la possiblità di informarsi via Web.
Mi si dirà: per questo bisogna dare il wifi gratuito a tutti.
Ma il “wifi gratuito a tutti”, e parlo da tecnico, non si fa oggi, né domani, né tra dieci anni. Possiamo permetterci di dimenticare ORA che la politica si fa per strada, porta a porta? Che il Web non basta?
Che è inutile andarea Roma adesso, dove si sparisce tra le commissioni e le regole scritte e non scritte della perfettibile democrazia Italiana, mentre sarebbe più utile prendersi più consiglieri regionali, più comuni, per cambiare la cose dal basso.
Il Web non basta, non è LO strumento. Ma uno dei tanti da usare.
E perché un giorno il Web basti a tutte le esigenze, non sarebbe logico partire da SUBITO ad usare strumenti adeguati, accessibili, moderni, non frammentari e insegnare alle persone come si cerca via Web? Sembra banale, ma sono veramente poche le persone che padroneggiano le risorse indicizzate (e non indicizzate, perché esistono anche quelle, e sono la maggior parte) del web.
Il Web non è pronto, tecnologicamente, per sostituire la politica di strada. La politica locale. L’unica nella quale si può essere ancora incisivi se si voglia cambiare qualcosa.
Proprio perché la Rete non è un’entità soprannaturale, ma un groviglio di cavi, letteralmente.
E allora quale è la visione della Net Democracy, della Web Democracy di Casaleggio?
La troviamo in una delle discussioni più viste e votate, presente nella home del forum di beppegrillo.it, e non riguarda problemi organizzativi di carattere nazionale (me lo aspetterei, vista la partecipazione alle politiche 2012), ma la possibilità di inserire nel Programma del M5S, questo contenuto: Gaia, The Future of Politics. Un video emozionale (e in inglese) nel classico stile dei video emozionali USA, che ha ambizioni vaticinanti (e, ma è un mio parere, deliranti).
Invito a guardarlo fino alla fine, nonostante sia decisamente pesante. Tra le altre cose, prevede che:
- nel 2018 (tra sei anni!) i l mondo sarà diviso in due aree: l’occidente con Democrazia Diretta e Accesso Libero a Internet da una parte; Cina, Russia e Medio Oriente con dittature orwelliane.
- nel 2020 scoppierà la Terza Guerra Mondiale con la distruzione dei seguenti luoghi: Piazza San Pietro, Notre-Dame, Sagrada Familia. Uso di armi batteriologiche. Accelerazione dei cambiamenti climatici. Disastri vari e riduzione della popolazione terrestre a 1 miliardo di persone.
- 2040: l’Occidente vince (alè!). Trionfa la Net (o Web) Democracy. Il Mondo rinasce intorno alla rete.
- 2047: ognuno avrà la propria identità digitale in un social network creato da Google: Earthlink. Per esistere, devi essere in Earthlink, altrimenti non esisti (ho fatto la traduzione letterale di quello che il video dice.)
E così via verso la creazione di un’intelligenza collettiva, per arrivare alla prima elezione Mondiale sulla Rete, nel 2054 e la formazione del Governo Mondiale chiamato “Gaia”, controllabile da chiunque via Web.
Ecco, come tecnico informatico, come curioso, come cittadino senza cappelli politici, come anche appassionato di fantascienza, fatico a trovare una quadra tra tutta questa confusione online, tra visioni apocalittico-tecnologiche e necessità di affrontare i problemi reali, tra dispersione dei contenuti e la buona volontà degli iscritti che non metto in discussione.
Tempo fa mi è capitato di pensare che le ottime e oneste persone che si impegnano nel Movimento 5 Stelle, mi sembrassero delle cavie di un esperimento socio-politico.
Ma mi sono risposto più volte che no, non devo cadere nella trappola del “complottismo”.
Vedendo quel video più volte, però, mi sono chiesto: chi sta esagerando, qui?
Spero che ci sia una riorganizzazione dal basso del M5S, perché tutta quella gente onesta e volenterosa è una risorsa, attualmente dispersa in mille rivoli internetici, poco raggiungibile da chi ne è al di fuori.
18 Responses to I meetup e l’illusione della web-democracy
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[...] Francesco su Non Mi Fermo analizza (finalmente con un’analisi e senza livore) la piattaforma scelta da Beppe Grillo per sviluppare la democrazia sul web. E i limiti e le opportunità sono un suggerimento che vale per tutti perché forse internet non cambierà il mondo ma sicuramente sta già cambiando le competenze richieste nella comunicazione dei partiti Perché ogni tanto vedere le espressioni poco convinte mentre ne racconto le potenzialità mi provoca un certo sconforto e perché come scrive Francesco nel suo articolo per “dialettica”, si dovrebbe intendere un insieme di voci che giungono a un risultato medio che rappresenti il miglior compromesso tra le preposizioni iniziali e il risultato finale: il programma. Questo aspetto, più che la proprietà del simbolo, il marchio registrato e quant’altro, mi preoccupa. La poca consapevolezza periferica di quale sia la “stretegia di rete”, l’accettazione passiva di un sistema che non è stato progettato per organizzare un movimento politico nazionale. Mezzo inadeguato, insomma. [...]
c’è anche questo commento
http://www.meetup.com/Gli-Amici-di-Beppe-Grillo-di-Torino/boards/view/viewthread?thread=3269695
Ottimo, pensavo le stesse cose da tempo.
Mi piacerebbe sapere cosa pensi dei pirati…
Condivido tutto tranne il fatto che non si sia discusso di cambiare piattaforma: a Napoli se ne è discusso innumerevoli volte sul portale e in riunione. Per il resto credo che l’analisi sia più che giusta e che questo Movimento debba recuperare la coerenza: il baricentro deve essere spostato verso basso!
mah, bell’articolo da un punto di vista tecnico (sono informatico anche io e sono su internet / mailing list ecc dal 1996) però… che c’entra?
Con il bisogno di un ‘”etica” generica in Italia, la necessità di avere un’opposizione degna di tale nome, la necessità di buttare a mare certa politica, certi ladri, certi modi di fare?
Grillo non è “la” risposta (in specie odio il populismo, che sia anti-euro o anti-computer 15 anni fa o anti-detersivi…) ma è “una” risposta, molto meglio di PD e amenità varie
E’ ovvio che tutto il movimento sia in fase prealfa, if you know what i mean. Il punto è se la direzione è giusta oppure no. D’accordo sulla poca usabilità del tutto e dell’insufficienza del meetup, ma è un passo in avanti.Non è nè uno stare fermi nè un tornare indietro. La grande svolta è questa.
Umberto, lo so che se ne è discusso, infatti la mia domanda è: come faccio a saperlo se non esiste un motore di ricerca trasversale ai meetup?
La critica di questo articolo riguarda il fatto che per arrivare alle politiche nazionali nel 2013 con uno strumento che consenta una vera partecipazione via web, bisognerebbe muoversi ORA, e forse è già tardi.
Lo strumento Meetup non è sicuramente funzionale adesso che siamo cresciuti. Il movimento è sempre in discussione per sua natura, i gruppi sul territorio si stanno organizzando secondo le esigenze che si presentano e soluzioni alternative sono all’ordine del giorno. Il Movimento di Bergamo e della Regione Sicilia utilizzano già LiquidFeedback, che permette di prendere decisioni in modo orizzontale ed è opensource. l’idea è nata dal basso e come tale si sta allargando a macchia d’olio! Penso proprio che GAIA sia fuori discussione…a parte qualcuno che ogni tanto lo propone sui forum…
La scelta di Meetup ricorda molto la grande pubblicità, quando ancora non era entrato in politica, che faceva a Skype durante i suoi spettacoli, dipingendolo come sistema libero eccetera…
Infatti la rivoluzione dal basso nel M5S è già iniziata, con l’uso di Liquid Feedback in Sicilia e Bergamo.
Grillo non ha costruito il portale? allora lo facciamo noi!
Infatti sono due o tre anni, se non di più … che la carenza di meetup.com ha spinto i gruppi locali a usare altre piattaforme,
in ogni caso, i pochi che lo conservano è solo per conservare lo storico di documenti e attività.
Io sono tra gli esclusi dalla discussione (bannati i commenti su beppegrillo.it)non sono il solo e credo che la sola vera soluzione sia una denuncia documentata delle situazioni anomale incoerenti o non rispettose delle regole.
Complimenti per l’articolo.
Hai messo nero su bianco i miei stessi dubbi. Noi abbiamo abbandonato il meet-up qualche anno fa in favore di un sito che gestiamo ed utilizziamo in totale autonomia.
Da qualche mese non sono più iscritto ai meetup per via dei dissapori interni agli stessi, ma penso sia doveroso trovare una soluzione alternativa che offra un preciso punto di riferimento in rete a chi è interessato al movimento 5 stelle.
Se Internet non basta a riorganizzare la società dal bassa, a mio parere costituisce però l’unica possibilità di coagulare intorno a sé le forze in grado di riuscirci.
Non mi preoccupo, infine, delle visioni futuristiche di qualcuno, intento come sono a profondere le mie energie in qualcosa di molto più immediato…
[...] democrazia partecipata online potrei scrivere molto, ma non lo farò ora. Mi limito a segnalare questo articolo di Francesco Lanza sul sistema meetup, per il [...]
Spunti interessanti, che in parte condivido, specie quello sui meetup, mi sono chiesto anche io ai tempi che senso aveva usare una piattaforma costosa e mal progettata per fare la stessa cosa che si puo’ fare con strumenti open source, ed infatti non mi ci sono mai iscritto, vero anche che Casaleggio ha una visione tutta sua sulla cosa, da uomo di marketing, che interpreta internet a modo suo e non sempre in maniera corretta, ma con molte altre tue osservazioni non mi trovo affatto daccordo, non hanno un fondamento tecnico e lo posso affermare perchè un tecnico lo sono e la rete la uso sin da quando è arrivata in italia nella seconda metà degli anni 80 (a Pisa per la precisione) e con buona pace dei “veterani” le BBS e DecNet non erano la stessa cosa. Forse dovresti rivedere alcune considerazioni alla luce di un maggior approfondimento senza dare troppe cose per scontate.
uhm. Lore, collega, se però mi dici che “alcune cose” non hanno un fondamento tecnico, dovresti anche dire quali e perché, così che io possa migliorarmi.
saluti
Francesco Lanza
[...] in cui tutto ciò avviene è chiusa e non tutti i dati e i passaggi intermedi sono noti. Anche i meetup, dove il movimento si è consolidato, sono sistemi chiusi e a pagamento. Non utilizzare software [...]